Cap. 4.7 - Conclusioni
Profilo autore: Defkon1
Ingegnere informatico da anni impegnato nella comunità opensource.
Al momento è Webmaster del portale XoopsItalia.
Al momento è Webmaster del portale XoopsItalia.
I risultati della ricerca forniscono un quadro descrittivo delle due realtà comunitarie, che mette in luce solo una parte della loro organizzazione sottostante. I dati raccolti, seppur di poca entità, sono sufficienti per affermare che questi gruppi lavorativi rappresentano strutture dotate di logica e di rigore, capaci di ottimizzare il processo di produzione in maniera rapida in base alle risorse umane disponibili.
Gli elementi conoscitivi presenti nella letteratura corrente non costituiscono una base solida per teorizzare un modello organizzativo valido per ogni comunità Free Software/Open Source, ma mettono a disposizione alcuni strumenti interpretativi utili analizzare ogni progetto come una realtà a se stante. Questa difficoltà di focalizzazione deriva dalla complessità intrinseca al prodotto software e dalla eterogeneità dei soggetti che vi prendono parte.
Le teorie classiche in materia, che vedono in queste collettività delle “anarchie organizzate”(1) o dei “bazar vocianti”(2), non sono affatto d’aiuto nella comprensione globale del fenomeno e non tengono conto della situazione effettiva in cui questi gruppi operano. Esse possono fornire, piuttosto, un punto di partenza per suscitare interesse e curiosità nei confronti delle strategie attuate all’interno di questi contesto organizzativi e tecnologici.
Nei casi analizzati, in particolare, è stato possibile verificare l’esistenza di due diverse configurazioni comunitarie: una più articolata, sia dal punto di vista produttivo che organizzativo, e un’altra meno strutturata e definita. La discriminante deve essere ricercata nelle origini dei prodotti realizzati all’interno dei due gruppi e nella evoluzione che essi hanno subito nel corso del tempo.
La comunità di OpenOffice rappresenta un caso “ibrido”, dove alla libera partecipazione viene affiancata una organizzazione gerarchica forte imposta da una struttura aziendale, capace di gestire una moltitudine di soggetti con profitto, utilizzando le stesse strategie di produzione messe in opera nei contesti F/OS cosiddetti “liberi”. Il grado di divisione del lavoro interna a questo gruppo è possibile già verificarla attraverso le informazioni reperibili sul sito di progetto, dove il processo di localizzazione costituisce l’elemento centrale, e attraverso i dati ottenuti attraverso la ricerca. Questo fattore mette in risalto come la comunità di OpenOffice.org sia dedicata ad una parte specifica della linea di produzione, che prevede la traduzione, il controllo di quella parte del programma che necessita di essere traslato per poter essere diffuso in paesi diversi dagli Stati Uniti. L’organizzazione in base a macro aree indipendenti esalta la specializzazione delle mansioni svolte all’interno di questo gruppo di lavoro.
Al suo interno, comunque, esiste una piccola realtà che opera anche nella sperimentazione di nuove funzionalità: le extensions rappresentano un universo difficilmente definibile all’interno del quale esistono una moltitudine di contributi diversi fra loro.
I tempi e i metodi del lavoro vengono stabiliti dai project leader che deve garantire l’andamento della produzione. L’esercizio del potere decisionale, quindi, diviene una prerogativa fondamentale senza la quale questa comunità non sarebbe in grado di portare a termine i propri obiettivi: creare software di qualità. In questo contesto, si rende necessaria, di conseguenza, una struttura gerarchica piramidale capace di delegare responsabilità, pur mantenendo un controllo generale sull’intero processo. Il grado di mobilità all’interno di questo gruppo non è molto elevata e ciò costituisce un’ulteriore conferma della suddetta impostazione. Dalla rilevazione è emerso che la maggior parte dei rispondenti, prima di acquisire una posizione di maggior rilievo, hanno dovuto prestare servizio come “contributor semplice”, ovvero partecipante alle prime armi, e che solo dopo aver dimostrato di possedere determinate capacità e competenze nell’arco del tempo, hanno conseguito una “promozione”. Si può dedurre che l’anzianità lavorativa in questa comunità sia un metro di giudizio, oltre al continuo monitoraggio delle competenze che avviene attraverso la pratica del peer review, che rimane una delle caratteristiche fondamentali di questo ambiente tecnologico.
La percezione e il grado di consapevolezza dei partecipanti dell’impostazione organizzativa all’interno della quale operano è elevato, determinando così un’ulteriore conferma all’ipotesi generale. Una struttura comunitaria del genere deriva dalla necessità di mantenere vivo il processo produttivo e di difenderlo da possibili fenomeni di variazione (forking) ancor prima che si verifichino, attuando così una strategia di definizione e di inquadramento delle figure lavorative all’interno di specifici settori del progetto.
Nonostante ciò, una piccola parte dei soggetti che ha partecipato alla rilevazione hanno dichiarato di sentire la propria comunità come non totalmente gerarchica. Questo elemento è significativo in relazione alle modalità di interazione e di comunicazione utilizzate all’interno del gruppo, che rimandano ad una dimensione più paritaria e di conseguenza ad una percezione distorta: il team virtuale – che in questo caso è costituito prevalentemente da mailing list - rappresenta un punto di incontro per la diffusione delle idee e informazioni, dove i partecipanti condividono le proprie esperienze e conoscenze.
I dati riguardanti le motivazioni che spingono questi soggetti ad operare all’interno di questo contesto hanno messo in rilievo la prevalenza di fattori di natura etico-sociale rispetto a quelli di natura tecnica ed economica. Una delle ipotesi principali vedeva nella presenza di questa tipologia di motivazioni una possibile fonte di criticità, poiché spesso i conflitti interni alle comunità F/OS sono scaturiti da una differente visione ideologica del software. L’esistenza di questi fattori motivanti è stata sottolineata anche dalla descrizione dei valori comunitari: l’adesione alla filosofia GNU mette in risalto questo forte lato sociale della partecipazione, senza costituire però una criticità per la struttura. Al contrario questo aspetto rappresenta un forte collante all’interno della comunità e di conseguenza smentisce la suddetta ipotesi.
In generale, il progetto OpenOffice costituisce una struttura inedita, che riesce gestire una moltitudine di soggetti volontari diversi tra loro attraverso una organizzazione tradizionale, capace sfruttare la metodologia produttiva F/OS e di esaltare gli aspetti tipici dell’etica hacker.
Il progetto Xoops, invece, rappresenta un caso caratteristico all’interno del panorama del Free/Open Source Software, per la sua origine ed evoluzione. I dati della ricerca, assieme alle informazioni raccolte precedentemente, hanno messo in risalto una difficoltà di fondo nel definire la sua struttura in modo esaustivo. Nonostante ciò, è stato possibile verificare la presenza di principi organizzativi, basati su aree progettuali, dove l’organo decisionale è rappresentato dal team dei leader, che svolge prevalentemente una attività di supervisione e coordinamento.
Il grado di divisione del lavoro che ne risulta è meno articolato rispetto a quello del progetto OpenOffice e può essere rintracciato all’interno delle due linee di produzione classiche, dove i ruoli prevalenti sono quelli tipici dello sviluppo e del controllo del software.
La percezione che i rispondenti hanno della struttura comunitaria in cui operano è rivolta ad una organizzazione paritaria, dove prevalgono dei margini di autonomia ampi. Allo stesso tempo, una parte dei soggetti avverte una impostazione di natura piramidale. In questo senso, un certo grado di gerarchia può essere individuato nella distribuzione delle responsabilità su tre livelli principali: leader, contributor e utenza. Questo elemento conferma in parte l’ipotesi generale che vede in una impostazione gerarchica una risposta ai fenomeni di variazione (forking), che causano una perdita di risorse e nella maggior parte dei casi è fonte di mortalità dei progetti. Questa comunità, infatti, non subisce scissioni da tempo.
Gli obiettivi e i valori comunitari possono essere rintracciati all’interno delle fondamenta del movimento Open Source, che coniuga la libera circolazione del software ad aspetti di natura economica. Nonostante ciò, le motivazioni alla partecipazione al lavoro comunitario sono prevalentemente legati alla sfera etico-sociale e tecnica. Questo elemento rimanda a fattori legati all’apprendimento, all’acquisizione e al perfezionamento delle competenze, le quali posso essere spese anche esternamente alla comunità. In questo caso, viene confermata in parte la seconda ipotesi, che vede nella presenza di fattori motivanti vicini alla sfera della “pratica” ed economica una potenziale fonte di stabilità.
Tutti questi elementi mettono in evidenza come le realtà legate al Free Software/Open Source siano complesse e di difficile definizione. Le comunità che rendono possibile la creazione e la diffusione di prodotti ad alto tasso d’innovazione non possono essere considerate come un modello che sia universale per tutti i progetti.
Esse rappresentando però una nuova prospettiva organizzativa, quella dei “sistemi complessi adattativi”(3), ovvero sistemi evolutivi capaci di cambiare e perfezionare la propria configurazione in relazione al tempo, al progetto/prodotto e ai differenti ambiti economici e tecnologici.
(1) Berra M., Meo A. R., Libertà di software, hardware e conoscenza, Bollati Boringhieri, Torino, 2006.
(2) Raymond E., La cattedrale e il bazar, Apogeo, Milano, 2001.
(3) Axelrod R., Cohen M., Op cit.
Gli elementi conoscitivi presenti nella letteratura corrente non costituiscono una base solida per teorizzare un modello organizzativo valido per ogni comunità Free Software/Open Source, ma mettono a disposizione alcuni strumenti interpretativi utili analizzare ogni progetto come una realtà a se stante. Questa difficoltà di focalizzazione deriva dalla complessità intrinseca al prodotto software e dalla eterogeneità dei soggetti che vi prendono parte.
Le teorie classiche in materia, che vedono in queste collettività delle “anarchie organizzate”(1) o dei “bazar vocianti”(2), non sono affatto d’aiuto nella comprensione globale del fenomeno e non tengono conto della situazione effettiva in cui questi gruppi operano. Esse possono fornire, piuttosto, un punto di partenza per suscitare interesse e curiosità nei confronti delle strategie attuate all’interno di questi contesto organizzativi e tecnologici.
Nei casi analizzati, in particolare, è stato possibile verificare l’esistenza di due diverse configurazioni comunitarie: una più articolata, sia dal punto di vista produttivo che organizzativo, e un’altra meno strutturata e definita. La discriminante deve essere ricercata nelle origini dei prodotti realizzati all’interno dei due gruppi e nella evoluzione che essi hanno subito nel corso del tempo.
La comunità di OpenOffice rappresenta un caso “ibrido”, dove alla libera partecipazione viene affiancata una organizzazione gerarchica forte imposta da una struttura aziendale, capace di gestire una moltitudine di soggetti con profitto, utilizzando le stesse strategie di produzione messe in opera nei contesti F/OS cosiddetti “liberi”. Il grado di divisione del lavoro interna a questo gruppo è possibile già verificarla attraverso le informazioni reperibili sul sito di progetto, dove il processo di localizzazione costituisce l’elemento centrale, e attraverso i dati ottenuti attraverso la ricerca. Questo fattore mette in risalto come la comunità di OpenOffice.org sia dedicata ad una parte specifica della linea di produzione, che prevede la traduzione, il controllo di quella parte del programma che necessita di essere traslato per poter essere diffuso in paesi diversi dagli Stati Uniti. L’organizzazione in base a macro aree indipendenti esalta la specializzazione delle mansioni svolte all’interno di questo gruppo di lavoro.
Al suo interno, comunque, esiste una piccola realtà che opera anche nella sperimentazione di nuove funzionalità: le extensions rappresentano un universo difficilmente definibile all’interno del quale esistono una moltitudine di contributi diversi fra loro.
I tempi e i metodi del lavoro vengono stabiliti dai project leader che deve garantire l’andamento della produzione. L’esercizio del potere decisionale, quindi, diviene una prerogativa fondamentale senza la quale questa comunità non sarebbe in grado di portare a termine i propri obiettivi: creare software di qualità. In questo contesto, si rende necessaria, di conseguenza, una struttura gerarchica piramidale capace di delegare responsabilità, pur mantenendo un controllo generale sull’intero processo. Il grado di mobilità all’interno di questo gruppo non è molto elevata e ciò costituisce un’ulteriore conferma della suddetta impostazione. Dalla rilevazione è emerso che la maggior parte dei rispondenti, prima di acquisire una posizione di maggior rilievo, hanno dovuto prestare servizio come “contributor semplice”, ovvero partecipante alle prime armi, e che solo dopo aver dimostrato di possedere determinate capacità e competenze nell’arco del tempo, hanno conseguito una “promozione”. Si può dedurre che l’anzianità lavorativa in questa comunità sia un metro di giudizio, oltre al continuo monitoraggio delle competenze che avviene attraverso la pratica del peer review, che rimane una delle caratteristiche fondamentali di questo ambiente tecnologico.
La percezione e il grado di consapevolezza dei partecipanti dell’impostazione organizzativa all’interno della quale operano è elevato, determinando così un’ulteriore conferma all’ipotesi generale. Una struttura comunitaria del genere deriva dalla necessità di mantenere vivo il processo produttivo e di difenderlo da possibili fenomeni di variazione (forking) ancor prima che si verifichino, attuando così una strategia di definizione e di inquadramento delle figure lavorative all’interno di specifici settori del progetto.
Nonostante ciò, una piccola parte dei soggetti che ha partecipato alla rilevazione hanno dichiarato di sentire la propria comunità come non totalmente gerarchica. Questo elemento è significativo in relazione alle modalità di interazione e di comunicazione utilizzate all’interno del gruppo, che rimandano ad una dimensione più paritaria e di conseguenza ad una percezione distorta: il team virtuale – che in questo caso è costituito prevalentemente da mailing list - rappresenta un punto di incontro per la diffusione delle idee e informazioni, dove i partecipanti condividono le proprie esperienze e conoscenze.
I dati riguardanti le motivazioni che spingono questi soggetti ad operare all’interno di questo contesto hanno messo in rilievo la prevalenza di fattori di natura etico-sociale rispetto a quelli di natura tecnica ed economica. Una delle ipotesi principali vedeva nella presenza di questa tipologia di motivazioni una possibile fonte di criticità, poiché spesso i conflitti interni alle comunità F/OS sono scaturiti da una differente visione ideologica del software. L’esistenza di questi fattori motivanti è stata sottolineata anche dalla descrizione dei valori comunitari: l’adesione alla filosofia GNU mette in risalto questo forte lato sociale della partecipazione, senza costituire però una criticità per la struttura. Al contrario questo aspetto rappresenta un forte collante all’interno della comunità e di conseguenza smentisce la suddetta ipotesi.
In generale, il progetto OpenOffice costituisce una struttura inedita, che riesce gestire una moltitudine di soggetti volontari diversi tra loro attraverso una organizzazione tradizionale, capace sfruttare la metodologia produttiva F/OS e di esaltare gli aspetti tipici dell’etica hacker.
Il progetto Xoops, invece, rappresenta un caso caratteristico all’interno del panorama del Free/Open Source Software, per la sua origine ed evoluzione. I dati della ricerca, assieme alle informazioni raccolte precedentemente, hanno messo in risalto una difficoltà di fondo nel definire la sua struttura in modo esaustivo. Nonostante ciò, è stato possibile verificare la presenza di principi organizzativi, basati su aree progettuali, dove l’organo decisionale è rappresentato dal team dei leader, che svolge prevalentemente una attività di supervisione e coordinamento.
Il grado di divisione del lavoro che ne risulta è meno articolato rispetto a quello del progetto OpenOffice e può essere rintracciato all’interno delle due linee di produzione classiche, dove i ruoli prevalenti sono quelli tipici dello sviluppo e del controllo del software.
La percezione che i rispondenti hanno della struttura comunitaria in cui operano è rivolta ad una organizzazione paritaria, dove prevalgono dei margini di autonomia ampi. Allo stesso tempo, una parte dei soggetti avverte una impostazione di natura piramidale. In questo senso, un certo grado di gerarchia può essere individuato nella distribuzione delle responsabilità su tre livelli principali: leader, contributor e utenza. Questo elemento conferma in parte l’ipotesi generale che vede in una impostazione gerarchica una risposta ai fenomeni di variazione (forking), che causano una perdita di risorse e nella maggior parte dei casi è fonte di mortalità dei progetti. Questa comunità, infatti, non subisce scissioni da tempo.
Gli obiettivi e i valori comunitari possono essere rintracciati all’interno delle fondamenta del movimento Open Source, che coniuga la libera circolazione del software ad aspetti di natura economica. Nonostante ciò, le motivazioni alla partecipazione al lavoro comunitario sono prevalentemente legati alla sfera etico-sociale e tecnica. Questo elemento rimanda a fattori legati all’apprendimento, all’acquisizione e al perfezionamento delle competenze, le quali posso essere spese anche esternamente alla comunità. In questo caso, viene confermata in parte la seconda ipotesi, che vede nella presenza di fattori motivanti vicini alla sfera della “pratica” ed economica una potenziale fonte di stabilità.
Tutti questi elementi mettono in evidenza come le realtà legate al Free Software/Open Source siano complesse e di difficile definizione. Le comunità che rendono possibile la creazione e la diffusione di prodotti ad alto tasso d’innovazione non possono essere considerate come un modello che sia universale per tutti i progetti.
Esse rappresentando però una nuova prospettiva organizzativa, quella dei “sistemi complessi adattativi”(3), ovvero sistemi evolutivi capaci di cambiare e perfezionare la propria configurazione in relazione al tempo, al progetto/prodotto e ai differenti ambiti economici e tecnologici.
(1) Berra M., Meo A. R., Libertà di software, hardware e conoscenza, Bollati Boringhieri, Torino, 2006.
(2) Raymond E., La cattedrale e il bazar, Apogeo, Milano, 2001.
(3) Axelrod R., Cohen M., Op cit.
Sottotitoli
- Per la seconda volta in due anni XoopsItalia varca le soglie accademiche
- Cap. 4.1 - Introduzione
- Cap. 4.2 - Le ipotesi della ricerca
- Cap. 4.3 - Il campo di indagine
- Cap. 4.5 - Breve storia del progetto Xoops
- Cap. 4.6.1 Lo strumento di rilevazione: il questionario semi-strutturato
- Cap. 4.7 - Conclusioni

Oggi: 0
Ieri: 4
Totali: 5607
Ospiti : 26
Membri : 2
Totali: 28







